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ELEZIONI/REFERENDUM 12 GIUGNO 2022

TORRE E BORGO PIETRAMELARA

 

Citato per la prima volta in un rogito datato al 928 da parte dei principi longobardi Landolfo e Atenolfo il sito fortificato di Pietramelara è ubicato in posizione isolata e dominante sull’intera piana. Le origini del Toponimo di Pietramelara sono incerte: in un rogito conservato a Montecassino del 928 compare come Petra Mellaria, nelle Rationes Decimarum Italiae del 989 e nel Catalogus Baronum del 1167 – 1188 come Petre Mellare e Petre Mellarum mentre nella carta topografica della diocesi di Teano di Don Joannes De Guevara del 1635 compare come Petra mellaria e Petra Molara. 

Molte sono, di conseguenza, le ipotesi avanzate dagli studiosi locali; per alcuni sembra che tale toponimo possa derivare dalla produzione di miele, per cui il nome sarebbe “Pietra Mellata” o “Pietra Mellaria” ; un’ altra ipotesi è quella secondo la quale derivi dalla presenza di una particolare roccia vulcanica di colore bruno (utilizzata per affilare utensili di ferro e/o rame) “pietra molara” oppure sarebbe un composito da “pietra” e dal latino “miliaria” facendo riferimento all’esistenza sul territorio di una pietra miliare, oppure da “Mularis” muli, con riferimento a un sentiero praticato con muli, oppure da “Molara”, macina, mulino e ancora in un manoscritto del 1931 si suppone che il nome abbia origine Sannita e derivi da “Petra” termine, “Mela”, città sannita distrutta e “Ara”, tomba, altare, culto per la città distrutta.

Tenuta dai longobardi, nel primo medioevo, confluisce nei possedimenti della badia di Montecassino. Nel tardo medioevo fu annessa alla Baronia di Roccaromana sotto il feudatario Andrea de Rocca Romana fino al 1348 poiché a seguito della congiura dei Baroni il feudo venne concesso ad Edoardo Colonna. Per concessione passò poi a Giovanella Celano che portò il feudo in dote alla famiglia Monforte la quale si schierò dalla parte di Carlo VIII di Francia. Dopo la sconfitta di Carlo, il 13 marzo del 1496, il borgo di Pietramelara fu assediato e saccheggiato dalle truppe aragonesi e veneziane guidate da Fabrizio Colonna.

A causa dell’assenza di documenti e carte storiche non è possibile ricostruire la topografia originaria del borgo e le diverse fasi di espansione che lo caratterizzano, le prime carte in cui troviamo una rappresentazione del borgo risalgono al seicento. Si tratta della “carta della diocesi di Teano del 1635” fatta realizzare dal vescovo di Teano Giovanni de Guevara nella quale si evince che il borgo fosse cinto da mura. Il nucleo originario alto-medievale doveva essere costituito da una torre ed una casa fortificata definito castrum con una prima cinta muraria e i primi nuclei abitativi. In epoca normanna va a configurarsi l’impianto urbanistico che, si presenta con schema focalizzato avvolgente con torre apicale, caratterizzato da due strade principali anulari e concentriche e un sistema viario secondario, a raggiera, che si compone di vicoletti gradonati per superare il dislivello tra i diversi anelli.

L'abitato attuale si sviluppa intorno alla torre a base rettangolare posta alla sommità del borgo medievale. Tale torre è alta 15,40 metri, presenta una pianta quadrata con lato di 9 metri ed è caratterizzata da uno spessore di muratura di 2,20 metri. L’accesso è oggi possibile da una porta posta sul fronte est ma il varco d’accesso originario era posto al piano superiore come testimonia la presenza di una finestra e di tracce di mensoloni in piperno. Originariamente la torre doveva presentarsi molto più alta e con coronamento in sommità danneggiato nel 1496, nel 1800 presentava una copertura a due falde e venne adibita a torre colombaia, nel 1965 fu ancora troncata e ridotta all’attuale altezza, alla fine degli anni settanta furono ricostruite le scale e la terrazza superiore venne adibita a belvedere

Il borgo si articola, quindi, in un complesso radiocentrico il cui asse è rappresentato da dalla torre ed il cui perimetro coincide con la grande cinta muraria stretta da 13 torri semicircolari senza scarpa.

Le abitazioni fondano direttamente dalla roccia e sono caratterizzate da un’edilizia povera. Si tratta della classica tipologia di abitazione urbana medievale “a schiera”, stretta nell’affaccio sulla strada ed allungata nella profondità, con bottega o laboratorio al piano terreno e residenza ai piani superiori. Si registra inoltre la presenza di case padronali di dimensioni e tecnica costruttiva differente. A causa dell’incremento demografico in epoca angioina e successivamente aragonese vennero realizzate, in un primo momento, numerose “case ad arco” che determinarono il configurarsi dei caratteristici angiporti e successivamente una seconda cinta muraria in cui l’edificato si è sviluppato a partire dalle mura della prima cinta talvolta inglobandole completamente.

All’interno del borgo erano presenti tre chiese: di una ne restano solo le tracce immediatamente all’ingresso del borgo, altre due non sono riconoscibili dall’esterno. Della prima situata a piazzetta “a corte” resta solo il tabernacolo e l’altare. Vi è poi la cappella di San Nicola, ubicata in via Sotto Torre, che è uno dei luoghi di culto più antichi di Pietramelara (X secolo). L’altare è probabilmente risalente al XVIII secolo, il dipinto invece presente nella cornice di stucco è andato perduto nel corso degli anni. Tale dipinto raffigurava San Nicola benedicente cui era intitolata la chiesetta.

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